Maria Gabriella Sartori, psicologa - psicoterapeuta

 

 

 

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IL GRUPPO OPERATIVO NELLA COMUNITA.

Il percorso per Adulti Significativi, -progetto “Fondo per lotta alla Droga” -, promosso da alcune istituzioni nella Comunità di Valdobiadenene, Provincia di Treviso, ha avuto la mia partecipazione come coordinatrice del primo incontro, l’otto novembre 2006.
Alla fine dello stesso, uno degli organizzatori, mi disse: “Sono esterrefatto dall’efficacia e dalla partecipazione dei presenti. Per la prima volta ho visto il gruppo operativo in azione.* Infine, la mia sorpresa è maggiore perché è frequente parlare della chiusura dell’uomo della montagna, cosa che non si è verificata oggi”. **
Una Comunità viene definita come un insieme di persone, di gruppi, e istituzioni che condividono uno stesso luogo, legati da vincoli, e funzioni e inseriti in un’organizzazione comune. Tra tutti c’è un’interrelazione, un’interinfluenza e un’interdipendenza reciproca.
Nel concetto di Comunità intervengono due fattori fondamentali: appartenenza geografica e funzionale, dando il tutto coesione alla stesa.
Una Comunità, sì differenza da un’istituzione, nel fatto che gli esseri umani trascorrono nella prima il tempo della loro vita senza obiettivi esplicitatati; nelle Istituzioni si svolgono funzioni, ruoli e compiti pertinenti alla stesa. *****
Infine, un insieme di persone diventa un gruppo quando si arriva ad esplicitare un compito comune.
Questo è stato l’obiettivo del Primo Incontro: Amori e dolori. Voler bene ai propri figli, può bastare?
Già nel titolo dell’incontro c’è un richiamo alla dialettica come metodo di pensiero: l’unità e opposizione dei contrari, che, se integrati e superati, permette al gruppo di arrivare ad una sintesi.
I partecipanti erano ottanta sei persone, più quattro osservatori non partecipanti, con il compito esplicito di raccogliere l’informazione per ulteriori progetti, la “memoria” del gruppo.
Il ruolo del coordinatore- conduttore, a mio carico. Il co-ordinatore, è la figura ci che permette di mettere ordine insieme. E principalmente un co-pensatore: aiuta a pensare. Non dalla verità, sino che partendo dalle domande poste e proposte, dall’informazione offerta ai partecipanti, dall’interpretazione delle ansietà, dagli impedimenti gruppali alla libera espressione del pensiero, tira fuori, come nella maieutica, maieutiké **socratica, la conoscenza che è dentro d’ogni essere umano.
Nel modello operativo, tutti possono insegnare, perché tutti hanno un’esperienza di vita che possono comunicare. S’impara e se insegna insieme e contemporaneamente. Si arriva in questo modo alla sintesi dialettica. Punto d’arrivo per nuove partenze.
Si supera in questo modo la visione passiva dell’apprendimento, dove l’altro é soggetto passivo, la “tabula rasa” de Locke, o la visione dell’educazione “bancaria”, dove si deposita nella mente altrui, concetti che non le appartengono, diventando una forma di violenza. Riempire teste, anziché formare teste.
Lo psicologo sociale che lavora nella comunità, con la comunità, cerca di capire qual è il modello della stessa, non portando il proprio; collaborando a che sia la comunità stessa colei che trova il modo de risolvere i propri problemi, diventando consapevoli delle proprie forse e risorse.

Con la consapevolezza delle proprie forse e risorse, si arriva alla des-alienazione, recuperando per sé ciò che è proprio, d’ogni essere umano. Inversamente se depositiamo negli altri, istituzioni o gruppi, questi finiscono più che frequentemente, ritorcendo il potere dato, contro di chi le ha istituiti. Salute mentale, non è soltanto adattamento attivo alla realtà- per noi è: la capacita di trasformare creativamente la realtà e per conseguenza a noi stesi, la nostra personalità. Salute Mentale é uguale a creatività.

Nel gruppo operativo – come nella gruppoanalisis -ci si siede in cerchio. Questo modello ha scoppi precisi: far circolare l’informazione, evitando cosi che un membro si faccia carico delle ansietà di tutti, facilitare la comunicazione, indicare la parità dei partecipanti, nonostante l’assimetria nella relazione: la responsabilità dell’incontro ri -cade maggiormente sul co-ordinatore.La responsabilità del progetto appartenne al gruppo, e ai suoi leaders.
Infine, il lavoro nella Comunità è principalmente di prevenzione , di promozione o sviluppo della salute; molte volte questo implica pure andare incontro a conflitti d’interessi, - come quando si parla dell’abuso di sostanze legali e non legali, di droghe e medicinali – e di quelli gruppi, istituzioni che s’oppongono alla prevenzione tanto cercata. Il conflitto è parte della vita. Come superarlo ? Crescere è imparare a risolvere problemi.
E la sfida per tutti.